LA BARACCA DEL FALÈC

È difficile ricordare tutto quello che con mio fratello Gianni inventavamo e combinavamo praticamente quotidianamente. Epperò non posso dimenticare il terribile scherzo che facemmo al Falèc , il vecchio guardiano del tennis club di S, Pellegrino, che abitava in un baraccone di legno alla western laddove oggi vi sono moderni spogliatoi e un accogliente bar. I campi di tennis erano protetti da una rete metallica alta circa un paio di metri : per noi era un gioco superarla , si faceva a chi per primo ci riusciva , per entrare nel terreno di gioco in terra rossa battuta e giocare con il pesta lardo ( racchetta di legno) e con scarpe non proprie idonee. Il Falèc dopo numerosi appostamenti un bel giorno riuscì a sorprenderci e cominciò a rincorrerci armato di un falcetto. Non lo avevamo mai visto così arrabbiato e devo dire che un poco di paura ce la mise , ma grazie alla nostra agilità volammo via la rete e in un baleno fummo sulla via di casa . Mio fratello non digerì la cosa e la sera stessa meditammo una giusta vendetta ! Dai nostri numerosi appostamenti e fortini nei boschi circostanti i campi da tennis , controllammo il Falèc , aspettando l’occasione per mettere a segno il nostro piano . Non dovemmo attendere molto tempo perché il vecchio era solito fare dei piccoli lavoretti di manutenzione per il Grand Hotel. All’imbrunire ,veloci come gatti, piazzammo due piccole fascine di legna ben secca davanti al portone della baracca e poi fuoco!. In breve le fiamme attaccarono non solo il portone , ma tutto il resto , in modo inaspettato anche per noi. I bagliori delle fiamme illuminavano le prime ombre della sera e solo allora ci rendemmo conto dell’entità dell’incendio. In un attimo fummo a casa , poco distante dalla Stazione , e , dalla nostra terrazza , ci godemmo lo spettacolo di fumo e fiamme che si sprigionavano dall’Abetaia e mio fratello , imitando Nerone si mise a cantare : " Ah vedo di fiamme un mar , la baracca che brucia lassù molto godere mi faaaaa…”. L‘incendio , in realtà , fu in breve domato dai soliti bravi paesani. Fu un bene anche per il vecchio collerico Falèc , perché la stamberga venne sistemata e resa più vivibile. Nessuno seppe come mai e perché si verificò quell’incendio. Io e il Gianni ci guardammo bene dal ritornare a giocare di nascosto ai campi da tennis , almeno fino a che il Falèc se ne andò , non ricordo quando e come , se in posizione verticale o orizzontale . Trovammo comunque una rapida soluzione utilizzando come campo da gioco il piazzale della Stazione , cosa che ci creò altre due nemiche : la Zina , bigliettaia, e la sig.ra Lucia, proprietaria del Bar della Stazione. Di come pensammo a rendere pan per focaccia anche a loro … ..ma questa è un’altra storia.

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